venerdì 2 ottobre 2009

The Beatles, the neverending cofanetto


Ma insomma che facciamo con i Beatles? Questo ennesimo cofanetto rimasterizzato si compra o no? Il problema è che questi 13 dischi ce li abbiamo in diversi supporti: i dischi in vinile, più qualche cassetta che ci volevamo portare dietro nello stereo in macchina per sfrecciare sull’Aurelia e sentirsi liberi nel tragitto per Maccarese. Poi ce li siamo ricomprati tutti in cd per risentirli senza i graffi, la polvere e la vita nostra che si era annidata nei solchi. Poi ci siamo comprati i tre tripli di Anthology, trepertrenove, per sentirci tutti i tagli, le prove, i colpi di tosse, le risate, qualche litigio che rifiutavamo anche semplicemente di concepire, di quei 4 in sala d’incisione. Poi è uscito LOVE, quello che si può considerare come il nuovo e ultimo disco dei Beatles, e ce lo siamo ricomprato, già ripulito e rimasterizzato per il nuovo spettacolo resident del Cirque du Soleil, lo puoi vedere solo a Las Vegas, Nevada, Stati Uniti d’America, comodo, no? Il cd è uscito anche in versione dvd 5.1, se a casa avevi il Dolby, automaticamente il salotto (e forse anche il palazzo) risuonava delle suggestioni di George Martin e i suoi remix: bello, esaltante, una novità nel senso stretto del termine.
Ma ora che queste 185 canzoni le conosciamo come una vecchia maglietta, ora che le recitiamo a memoria come un’avemaria, ce le dobbiamo comprare rimasterizzate dai master originali degli studi di Abbey Road (dove siamo già andati a farci la foto sulle strisce a Londra di sabato all’alba, così ci sono meno macchine, ma sempre un discreto numero di imbecilli come noi a fare la fila per farsela da soli), per scoprire questo suono come forse nemmeno loro lo hanno mai sentito? Io quindi mi chiedo, ma Paul McCartney che si ricorda di quello che sentì dalle casse dello studio? Che ne sa? Mi si vuol far credere che all’ascolto del cofanetto, che gli avranno senz’altro regalato, abbia esclamato:
- Oh! Ecco com’era Hey Jude! Adesso sì che la riconosco...
Dopo appena 29 anni, dopo averla suonata migliaia di volte e chissà quante riascoltata piangendo di notte ricordando John Lennon che posandogli una mano sulla spalla lo incoraggiava a lasciare quel verso “Don’t carry the world upon your shoulders”, McCartney si ricorda di come era? Lui che più di averla sentita bene in studio, l’ha sentita bene in testa! La verità infatti è proprio questa, come l’ha sentita lui, noi non ci riusciremo mai.
E allora io vi ordino di lasciar perdere tutto e di rimettere Abbey Road su vinile sul vostro piatto e di piangere senza rovinare la copertina...

PS: nel frattempo la vera Lucy se ne è andata davvero in cielo e i diamanti se li è trovata tra le mani che le cadevano giù, giù, sempre più giù...

3 commenti:

Stefania ha detto...

Accipicchia...
Stefania

Anonimo ha detto...

brilliant!

Andrea ha detto...

Noi che tra il pezzo di apertura e la reprise di Sgt. Pepper's preferiamo decisamente la reprise, noi che soltanto possiamo apprezzare l'elegante leggerezza di brani sconosciuti per i più come Martha My dear, For no One, she's leaving home, you never give me your money...noi che siamo gli unici a non spaventarci quando, credendo di aver ascoltato tutto il vinile di Abbey Road, veniamo improvvisamente investiti dal colpo di orchestra di Her Majesty ...noi che sappiamo che il Dakota Building non è una bisteccheria di Pietralata ... noi che abbiamo maledetto Jonh per essersi innamorato di Yoko ma poi gli abbiamovoluto ancora più bene per tutte le cose meravigliose ( e non solo musicali) che ci ha lasciato ... noi che non abbiamo mai creduto alla morte di Paul perchè la genialità non è duplicabile ..., noi che sfidiamo le prese in giro di colleghi e amici ma negli i-pod teniamo anche le loro canzoni... noi finiremo per comprare anche quello perchè non possiamo sopportare di aver vissuto senza aver assaporato ogni piega dei nostri sogni.