martedì 24 marzo 2009

Happy Bday Steve


Oggi ricorre il compleanno di Steve McQueen, avrebbe compiuto 79 anni invece dei soli 50 vissuti, figlio di uno stunt, abbandonato appena nato, cresciuto da uno zio, ripreso dalla madre, bullo di una gang, portato in istituto, poi soldato nei marines, trova finalmente una famiglia presso la solita parrocchia dell’Actor’s studio e diventa quindi un attore. Io vorrei sapere come mai i disgraziati in famiglia poi diventano attori, ma nel suo caso si può capire solo con il dono che la Provvidenza gli ha dato: quella faccia, quella faccia pazzesca, tagliata prima con uno scalpello da un uomo, ma rifinita con un’accetta da una donna. È solo così che si può definire un volto come questo che ha fatto impazzire uomini che volevano emularlo e donne che volevano amarlo. Anche se quando parliamo di Steve McQuenn parliamo di un uomo che in realtà ha disprezzato il genere umano, non gli serviva, i suoi bisogni erano altri: i motori prima di tutto. Che gli hanno permesso di girare il più famoso inseguimento della storia del cinema: nel film Bullit, a bordo di una Ford Mustang GT dell’epoca, era il 1968, per l’esattezza una 390 Fastback. Una macchina poi diventata mitica: la produzione, per alcune leggi di allora fu costretta a togliere i loghi del cavallino che galoppa dalla carrozzeria, liscia, senza scritte e il verde, che sarebbe un normalissimo verde corsa inglese è poi diventato il “verde bullit”, che è anche il colore di tutti i miei pullover...
L’altra macchina era una Dodge Charger, un duello che dal quel film si è riproposto anche nella vita degli americani che ancora oggi si sfidano con le stesse macchine scatenando folli corse tra le strade di San Francisco, cercando di emulare un inseguimento che alla fine era comunque cinema, tanto è vero che una delle macchine nel film perde 5 copriruota! Ancora oggi ci si chiede come sia stato possibile che siano riusciti a fare quelle scene perché le macchine americane dell’ epoca finché andavi dritto era tutto possibile ma alla prima curva dovevi farti il segno della croce (parola di Michele Mariotti, che ne ha una!).
Dopo le macchine per Steve venivano le donne? No, le moto, la Triumph, con gare di endurance massacranti che solo un uomo che non aveva niente da perdere, poteva correre senza protezioni...
Dopo le moto per Steve venivano le donne? Se proprio si deve, perché no? Tre matrimoni, due divorzi, uno da Ali McGraw, due figli, di cui una morta. E alla fine della sua vita lascia una vedova. Questo è stato il viaggio sentimentale di Steve McQueen e io credo che proprio in questo risieda il suo fascino: non aver bisogno di niente, un uomo che si bastava e che bastava con tutti i suoi difetti a chiunque gli si avvicinasse. Tanto è vero che il suo fotografo personale e successivamente suo amico William Claxton (di cui vi ordino di comprare il libro), disse del loro primo incontro:
- Quell’uomo mi guardò con i suoi occhi blu acciaio e seppe tutto di me in meno di un secondo!
Tanti auguri Steve, ovunque tu sia...

1 commento:

Claudio ha detto...

Grande Riccardo!
Non ti sapevo così ferrato sulla biografia
del "King of Cool". Pensa che, nonostante io sia un suo fan da sempre e conosca quell'inseguimento curva x curva o salto dopo salto, non sapevo nemmeno io la sigla del modello della Ford Mustang di Bullit.
Bravo! Me sorprendi sempre e sempre piacevolmente.