giovedì 5 marzo 2009

Goody Music


Chi scrive ha avuto il privilegio di lavorare a 18 anni nel suo negozio preferito, Goody Music, un mito che ancora oggi resiste (anche nel numero telefonico 06-3610959 di proprietà mondiale di Claudio Donato): passare dall’altra parte del bancone poteva dare una sferzata a quelle aspettative che ancora sobollivano in cerca di ruolo! Ma la prima cosa che va imparata è che non appena apri la saracinesca del tuo negozio preferito di dischi, ti devi buttare sull’aspirapolvere per pulire la moquette, grigia, quella che meglio trattiene lo sporco, parliamo quindi di km quadrati percorsi in lungo e in largo nel corso degli anni in compagnia del mio primo Vorwerk Folletto, con questo profumo pazzo della capsula verde, di cui poi odoravo fino a sera. Poi appena arriva qualcun altro del negozio ti fiondi al bar con la scusa di portare a lui il caffè, nel mio caso a Walter Mariani, tra l’altro parliamo dell’uomo che mi ha fatto conoscere e amare gli Earth Wind & Fire...
Poi entrava a un certo punto il primo cliente della giornata, solo in quel momento avveniva l’accensione del mitico amplificatore di Goody, un SANSUI con la lucetta blu e la manopola del volume con la quale ho sbattuto la caviglia 3000 volte, ancora oggi zoppico un po’ al pensiero... Mi ricordo ancora di quando ho venduto io personalmente un disco di Barry White (BEWARE) a un signore che avrà avuto in realtà la nostra età di oggi, e mi sembrava un vecchio che si comprava l’ultimo di Barry White per farci chissà cosa la sera con una ragazza che senz’altro non avrebbe indossato Oyedo...
Il momento più temuto era l’arrivo di Claudio Donato, il titolare, un uomo il cui buongiorno variava da un rantolo a un grugnito a seconda dell’umore della giornata. Esempio: la mattina del 9 dicembre 1980, di poche ore la notizia del macabro assassinio di John Lennon, nemmeno un saluto ma solo un sibilo:
- Vai subito alle Messaggerie e prendi TUTTE lo copie del disco di Lennon, digli che poi li chiamo io...
Non aveva torto: vendute tutte nel pomeriggio! Erano commissioni da fare senza fiatare e senza commenti alle Discoteche Laziali, vicino alla Stazione Termini, dove una volta arrivavano i dischi tipo fermoposta, se potesse parlare quel portapacchi del mio vespone PX 125, io non lo so quante me ne ha lanciate e se penso a quante volte sono sopravvissuto agli sganci dei ragni, quei fili elastici che trattenevano a stento le casse di dischi con tutto il peso sulla Vespa sbilanciato dietro, con la pioggia senza parabrezza e senza casco: sono un miracolato. Se per un caso fortuito il “carico” era poco, alle Discoteche trovavo pure un ulteriore ordine:
- Ha detto Claudio che prima di tornare a negozio devi andare a prendere i sacchetti per il Folletto...
che si comprano a Via Germanico, e abbiamo imparato pure questa!
Finalmente la pausa pranzo, ore 1300. E poi il pomeriggio la riapertura alle 1530: comincia l’inferno, arrivano i dee jay, io li odiavo tutti, perché volevano metterli loro i dischi, non volevano farlo fare al povero commesso. Ma gli unici autorizzati erano Faber Cucchetti, che il sabato pomeriggio veniva con lo scotch per attaccare, alla colonna di specchi del negozio, la sua classifica personale che andava in onda su Radio Dimensione Suono, era scritta con la macchina da scrivere su un foglio di carta intestata con la scritta in celeste, la gente la COPIAVA!
Poi arrivava Alberto Manni, che per un periodo è stato il disc jockey del Piper, aveva una Mini 90, entrava con lo stereo in mano, perché gliene avevano rubato uno, io felice, perché Manni arrivava sempre con ragazze stupende che lo adoravano mentre comprava i dischi per il Piper!
E la sera, via! mentre tutti i dee jay e le loro ragazze si preparavano per chissà quali serate fantasmagoriche, io me ne andavo da Ciucci, il corriere a Viale del Vignola, per spedire il pacco con i dischi per Milano...
E quando a tavola i miei mi chiedevano “come è andata oggi, che hai fatto?”, io rispondevo come tutti i ragazzi rispondono ai loro genitori:
- Oggi? Niente!

8 commenti:

Anonimo ha detto...

che ricordi! bravo stefania

Ted ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Ted ha detto...

Fantastic!

Gabriele Di Maio ha detto...

Bellissimo scritto, ora che i negozi di dischi diminuiscono si perdono per sempre quei "mondi" che sonos tati per molti di noi

Anonimo ha detto...

e IO c'ero!
(ma un po' ce facevo...)

Grazie per la nomination
Faber Cucchetti
www.ilbombardone.com

TheSven ha detto...

io a roma ci facevo l'università e prima di scendere in calabria per le feste (Natale Pasqua estate....) facevo il pienone...a dire il vero dividendo il tutto con un altro negozio della capitale..che ricordi...potevi mettere la cuffia (anche ora puoi farlo) e potevi provare tu i dischi con le tue manine

Sara ha detto...

Che bel racconto!!!!! Sembra di rivivere le sensazioni, di sentire i rumori e respirare i profumi dei negozi di dischi, perchè ce l'hanno un profumo tutto loro... che meraviglia!!!

Anonimo ha detto...

bellissima storiella :) che tempi...saluti dalla sardegna e da quei "dj" che facevano la fila alle 16 per ascoltare gli ultimi arrivi da "dISCOsERVICE" di Zeno Pisu :O)