venerdì 9 gennaio 2009

What a feeling! Ma de che?


Le palestre come le intendiamo oggi, anni fa non esistevano. C'erano le palestre di pugilato con una puzza di magnesia e sudore che era un cocktail micidiale, sotto lo Stadio Flaminio, costava 5000 lire all'anno, gli spogliatoi erano impraticabili. Invece verso i primi anni 80, sul modello delle palestre americane, nasce la palestra come luogo per il fitness. Come non c'erano le palestre, non c'era nemmeno il tipico abbigliamento sportivo che è poi esploso con Flashdance, e l'aerobica con la videocassetta di Jane Fonda: anche nelle palestre si faceva la lezione con il videoproiettore quindi tutti con gli scaldamuscoli, le fasce, i top, i fuseau, le canotte sportive, tutto di Dimensione Danza, se no eri fuori. In palestra sono quindi comparsi cartelli come questo: "La direzione prega i gentili soci di indossare solo pantaloncini aderenti alla gamba". Perché gli unici pantaloncini che esistevano una volta erano quelli da calcio, larghi, che potevano far intravvedere qualsiasi cosa a chi sbirciava nei piegamenti. Per cui ecco “nascere” i pantaloncini da ciclista, aderenti, e tutti ne hanno approfittato per mostrare la mercanzia, uomini e donne, solo per vanità. E fino a quando vedi le forme rotonde di una donna, va benissimo, è meraviglioso con quei lombi di tutti i colori con il filo interdentale in mezzo, ma quando ti si parano davanti questi pacchi mostruosi con la scusa dei pantaloncini aderenti, non si può vedere: tanto poi è quasi tutto finto, nel senso che come smonti i sospensori è tutto nella norma. Te ne accorgi nello spogliatoio, lì non mi freghi, perché l'occhiata la butti sempre:
- Lo voglio vedé 'sto mostro, lo voglio proprio vede'...
E infatti raramente puoi ammirare il bronzo di Riace, gli casca tutto, ciò nonostante, la vanità è troppo forte: alcune docce dello spogliatoio si trovano davanti agli specchi dei phon attaccati al muro. Ma quando gli uomini si fanno la doccia con lo specchio davanti, non resistono e con il bagnoschiuma si danno un'insaponata storica, fuori dalla doccia, guardandosi allo specchio parlando con quello accanto: vuoi chiudere quella porta? Che m'importa di vedere come te lo lavi?
E gli orari? Ci sono le fasce orarie anche in palestra. Alle 8, all'apertura cioè, ci sono solo i vecchi, che si alzano presto, alle 11 arrivano le mamme belle giovani e ricche che hanno accompagnato già i bambini a scuola, dato gli ordini per la spesa alla filippina, e quindi finalmente hanno un'oretta per farsi l'aerobica; alle 1305 arrivano tutti i commercianti che hanno la pausa pranzo fino alle 1530, e sono quelli che fanno più inferno di tutti, quando escono loro dalle docce, lo spogliatoio si trasforma nel lago di Bracciano, alle 1530 arrivano tutti gli avvocati che escono dai tribunali e li riconosci dai vestiti tutti di grisaglia grigia, e dalla lentezza con la quale si rifanno il nodo della cravatta alle sei meno un quarto, hai capito perché quando li cerchi a studio non li trovi mai? Stanno in palestra a rifarsi la cravatta. Di pomeriggio arrivano gli studenti, come è ovvio, quelli fichetti, non quelli che vanno a nuoto o a inglese o a pianoforte, questi vanno già in palestra. Alle 1805 arrivano tutti quelli che escono dagli uffici, e che hanno la pausa pranzo troppo corta, sono tutte segretarie, è l'ora in cui si rimorchia di più, la commistione di questo gruppo con quello delle 1935, la chiusura dei negozi con tutte le commesse che arrivano trafelate per non perdersi la lezione di Carlo, che come lo fa lui lo step, lévate, è da paura: da quel momento non si può più andare in palestra se non per il rimorchio. E poi le macchine, che alla fine dell’allenamento ti salutano con la scritta “OTTIMO LAVORO!”. Però se ti si ferma accidentalmente appena hai cominciato che scritta si accende? “OTTIMO LAVORO!”, e allora sei una sòla...

2 commenti:

Anonimo ha detto...

FAntastico....tutto vero!! Ma tu hai provato tutti gli orari????
DANI

Sara ha detto...

Ahahahah è vero!!!!