lunedì 16 novembre 2009

Mai di lunedi


Mai di lunedi, ogni cosa è da evitare, non fate niente, non fate domande dove sperate che vi rispondano con sì, avrete solo no, la gente è esasperata, è triste già dal tardo pomeriggio di ieri: la domenica sera è il giorno in cui si decide per il suicidio, per questo motivo va in onda Report che ti dà la mazzata finale, per aiutare nel gesto fatale. Questo è un problema che assilla tutto il mondo e non c’è modo di risolverlo se non quello di farlo passare, come? Le uniche cose che si possono fare il lunedi sono quelle che cominciano, una fra tutte la dieta, poi la palestra, o i corsi d’inglese, se notate infatti sono tutte cose punitive. Si possono fare anche le commissioni, ma solo quelle più brutte, non quelle nei negozi che infatti sono chiusi il lunedi mattina. Parentesi, la domenica sera le strade del centro sono piene delle commesse sciamanti che celebrano il loro sabato sera nel tentativo d’incontrare il calciatore della loro vita che, ebbro dell’eventuale gol, e delle Magnum di Krug che si è bevuto al Gilda, potrebbe portarle all’altare della sua vita dorata: per questo motivo i negozi sono chiusi il lunedi mattina. Per commissioni brutte s’intendono quelle negli uffici pubblici dove si va a litigare per la multa, oppure dal giudice di pace, oppure alla telecom, alla tim, all’enel, all’acea, all’italgas, alla nettezza urbana, insomma ovunque ci sia uno sportello con un vetro con un buco al centro scomodo e dietro un impiegato furente perché oggi è lunedi! Anche una prima udienza di divorzio va benissimo di lunedi, il giudice sarà nero perché è lunedi e nessuno dei due ex si guarderà negli occhi per lo stesso motivo, anche gli avvocati avranno fretta perché non vedono l’ora di andare al primo giorno di palestra (hanno cominciato la dieta) e di tornare il più tardi in ufficio perché oggi è lunedi.
Un’altra visita gradita di lunedì è quella al commercialista (per pagare ogni giorno è buono), dal dottore per fare il vaccino, da un conoscente che da una vita vuole prendere un caffè con voi, al supermercato a fare la spesa, tanto è stato svuotato dalle cavallette del sabato pomeriggio e la domenica i rifornimenti non li fanno! Insomma il trucco è quello di togliersi le incombenze che gli altri giorni non vogliamo fare per non rovinarceli, a questo punto tanto vale rovinarsi il giorno più brutto della settimana e buonanotte, consolandoci al pensiero che il lunedi non dura in eterno e in fin dei conti domani è GIÀ martedi.
Ma ricordatevi che se il lunedi sera una vostra amica accetta l’invito di venire a mangiare da voi una teglia di verdure arrosto condite con poco olio, una Coca light e un biscotto, perché avete cominciato la dieta, molto probabilmente è la donna della vostra vita.

giovedì 12 novembre 2009

Disney on DVD tonite!


Io vorrei sapere perché quando per un motivo o per l’altro sento una canzone dei film Disney, mi viene da piangere e me li voglio rivedere tutti insieme subito, stasera!
Eccoli quindi nello scaffale della libreria conservati vicini vicini, stretti stretti (in realtà li abbiamo ricomprati tutti in DVD ma ci manca la pompa di buttare i VHS degli anni 90). Abbiamo sempre qualche incertezza nella scelta del titolo, perché va detto che le copertine sono orribili e per forza, le hanno fatto ridisegnare! Perché non ci mettono un bel disegno originale? Non si capisce: segreti del marketing pazzo che ancora pensa che i bambini abbiano gli euros per comprarli e non i genitori che andavano al cinema parrocchiale a vederli e vogliono piangere tra le braccia della moglie che si trova in un attimo sul divano come un crocefisso con il figlio a destra e il marito a sinistra. Via l’imbarazzo e scegliamone uno superclassico, di legno, quelli fatti a matita, disegnati UNO PER UNO! Si mette il DVD e si vede quel filo d’argento che come una scia attraversa il cielo sopra il Castello di Biancaneve (zittite subito chi vi dice che è quello di Cenerentola, non è vero! Disney andò in Baviera vide il Castello di Neuschwanstein, e se ne innamorò per il suo primo lungometraggio a cartoni animati, appunto Biancaneve) e parte quella musica che lavora come una macchina del tempo senza droghe. Che note sono? Che note sono queste che mi ammazzano all’istante? La musica è quella di PINOCCHIO! Ma Pinocchio, ne vogliamo parlare? Quanti anni sono che non vedete Pinocchio?
E gli ARISTOGATTI? Ma quanto abbiamo odiato Duchessa e quanto era fico Romeo con quei miciastri? Ed Edgar? Quel maggiordomo che vorrei di là in salotto tutta la vita? Quanto si gode quando lo chiudono nel baule?
E la CARICA DEI 101? Quando escono truccati di fuliggine ma la neve sciolta che gli cade addosso li smaschera agli occhi di Orazio e Gaspare? Non ci sentiremo mai più nudi di così nella vita...
E gli occhi di Lucifero nel buio della camera della matrigna di Cenerentola? La cosa più cattiva della nostra esistenza! Ma se volete sapere come è la vita dall’adolescenza in poi, non serve leggere i libri di Bollea: basta guardarsi LA SPADA NELLA ROCCIA, e basta, fatto! Perché un film Disney è stato e sempre sarà la nostra prima scuola di sentimenti, e siccome è entrato nel nostro imprinting, c’è poco da fare ormai, bisogna rassegnarsi...
E ricordatevi che se mai avrete il coraggio di vedere un Disney in DVD, mentre fuori piove, anzi diluvia, anzi nevica, è un giorno vicino a Natale, magari il 23 sera, voi sotto il plaid a scacchettoni preso con i punti Mira Lanza negli anni 60, con una ragazza accanto sul divano, molto probabilmente è la donna della vostra vita.

mercoledì 11 novembre 2009

Una giornata metropolitana


Stand up alle 8. Una doccia con soffione da paura effetto pioggia nel pineto torrente, un bicchiere di succo di frutti rossi polifenoli antiradicaliliberi, un caffè Roma “Nespresso, what else?”. Una camicia bianca button down con colletti e polsini slacciati, presa da un cassetto profumato con sacchetti di pot-pourri Santa Maria Novella (what else?). Completo blu o grigio ferro, scarpe Church’s, una cravatta presa da Viganò o da Rubinacci e via, in una nuvola di Equipage, che usava anche Jacqueline Bisset! Un salto al caffè Greco dove guarda caso arriva la donna della nostra vita per prendere il vero caffè della giornata, il secondo, non il primo che serve solo a svegliarci, un bacio veloce con dating successivo per la serata. Ora ci aspettano in ufficio dove la boiserie è la vera padrona di tutto e le segretarie, tutte perfettamente parlanti italiano, sorridono come un’hostess della SAS del 1958. La giornata comincia tra mail consultate su un iMac 27 pollici, e telefonate internazionali che passano su apparecchi con cavi di pelle di Ritz Saddler. Alle 13 un break per un frugale lunch: stiamo parlando di un club sandwich al Hotel d’Inghilterra, dove entrando incrociamo senza girarci Catherine Deneuve (che quando scende a Roma si butta lì, non lo sapevate?). Un altro caffè sempre al Greco, dove nel frattempo hanno cambiato turno le cassiere e i baristi. Altri sorrisi da ricambiare con charme tipo “Drakkar per uomo, carattere e personalità”!
Parte il pomeriggio con belle lettere da scrivere a mano su carta di Pineider, e penna stilografica Chopin di Montblanc, o quella di un prozio che ha firmato il Trattato di Yalta. Uno sguardo ai siti internazionali del New York Times, L’Equipe, Variety, un saluto alle hostess e andiamo avanti.
Alle 18 ci aspetta la palestra, 10 minuti di pochi pesi per il giusto e sobrio tono muscolare, 40 minuti di tapis roulant e 1000 addominali.
Alle 1930 rientro in casa per il cambio d’abito, veloce, ci aspetta una prima a teatro o un cinema alle 20, con biglietti già presi, arriva una nuvola di Oyedo seguita da un filo di perle triplo al collo, chi è? Ma certo, un pullover nero di cachemire a 4 cavi, un taglio di capelli sportivo, una pochette di un’eleganza minimal, Audrey? Ci siamo. L’ingresso, ovunque sia, è da red carpet. A teatro la noia, all’intervallo la tentazione di scappare mano nella mano è troppo forte, un romantico taxi ci sgancia in un restaurant per un tagliolino burro e tartufo, o nell’abituale trattoria per qualche antipasto e una vodka gelata Polo Nord.
Questa è la giornata, la metropolitana un’altra volta!

PS: cosa c’entra Robbie Williams? Niente, è bella la foto...

lunedì 9 novembre 2009

Il mezzo Milione, un viaggio in Cina


Allora, Veronica Lario in Berlusconi si è fatta un mese di vacanza in Cina con la figliola Barbara e una guardia del corpo per sicurezza. Innanzitutto come sarà nata l’idea? Bè... per non perdersi il primo “foliage” dal verde al giallo autunnale degli alberi, uno degli spettacoli più belli della natura in replica ogni anno in questo periodo, che si sarà detta Veronica?
- Scendo qui nel parco di Macherio o me ne vado in Cina?
- Dài Ma’, andiamo in Cina!
- Ma sì, voglio proprio staccare un po’ la spina, tanto, quanto può costare?
Alla fine è tornata con un conto di 500.000 euro. Certo, avrà offerto per tutti. Ma come avrà fatto a spenderli? Mi sono fatto due conti.
Togliamo le spese fisse, aereo prima classe per tre (per forza: 18 ore di volo sono scomode per tutti), € 9600: “pago io!”.
Si scende al “Marco Polo Parkside”, 7923 dollari per tutte le 18 notti in 3 camere, le altre notti a Shanghai al “Peninsula” di recente apertura: 935 euro a notte per 14 notti per 3 camere vista fiume, sono altri 39270 (Shanghai è carissima in questo periodo!). Totale 56793, escluse le cene. Però a Pechino, almeno una volta, non ci vai da McDonald’s? Almeno per dirlo e fare una foto a Barbara davanti alle 29 casse tutte allineate, che quando ti ricapita? Lì un Big Mac costa 6 yen, qualcosa ti rimane, no? Magari per i regali da fare, e presumo, spedire: mica si saranno portati dietro tutte le buste sulla muraglia cinese, sulla quale saranno andate con l’elicottero per vederla dall’alto, (anche se con Google Maps, ormai l’hanno vista tutti dall’alto, stando a casa). I regali li facciamo da Muji, così risparmiamo (sta pure a Milano a Via Torino, però vuoi mettere?). Insomma con altri 40000 euro ci mettiamo tutti i trasferimenti in Cina con tutti i mezzi di trasporto possibili e immaginabili compresi i risciò e le mance. Arriviamo a 100000 euro. Me ne rimangono altri 400000. Che ci faccio? Tutto il guardaroba da Prada, finto all’origine? Oppure gli acquisti pazzi alla Michael Jackson, tipo una montagna russa per il giardino? Ma lui abitava a Neverland, mica a Macherio, no? L’iPod se lo saranno già comprato da tempo... Io francamente non lo so, ma provo comunque a tirare una somma: cosa rimane di un viaggio in Cina oltre a 400000 euro? Un ombrellino di carta, un po’ di ricevute e 5507 punti sulla Carta MilleMiglia.
Insomma 30 giorni in Cina sono emozioni senza prezzo.
Per tutto il resto c’è Mastercard.

mercoledì 4 novembre 2009

Happy Bday "Secondo"!


Oggi nel 1961 nasceva “il secondo”. Non c’era bisogno di aggiungere altro, perché era l’alternativa al “primo”. La RAI, radio televisione italiana, questo prevedeva e questo ci tenevamo. Ma “ilsecondo”, tutto attaccato nel lessico inconsapevole dell’imprintig, era davvero un universo: da piccoli era solo l’ordine o una scommessa persa per “girare” e “metterlo” sulla televisione, ma poi, crescendo, ci si è accorti che sul secondo c’era tutto quello che sul primo NON poteva esserci, tutto quello che un eventuale Professor Cutolo non poteva permettere. Qualche esempio?
“L’altra domenica”, che era appunto il contraltare a quella messa che era ormai diventata “Domenica in”. “Odeon” che mi ha fatto scoprire Richard Gere, notato in “Cats” per offrirgli poco dopo “American Gigolò”. E "Blitz" che riusciva ad andare sul set blindato del film più importante della nostra vita “C’era una volta in America” e a parlare con Robert De Niro, che aveva 40 anni appena e all’epoca non parlava a nessuno nemmeno alla madre... Ma se dico “Quelli della notte” con happening a seguire tutti fuori da Via Teulada per vederli dal vivo?
“Mixer” con la sigla meravigliosa degli Azymuth, “Jazz Carnival” e i faccia a faccia che sono diventati un format di ripresa insieme alla frase di Minoli “senta, le faccio un’ultima domanda...”? Per non parlare del Tg2 con le arrabbiature di Mario Pastore e quella sigla pazza di tutti quei 2 a vari colori al centro dello schermo, senza mondo, senza antenna a diramare gli spacci d’agenzia come bardi...
Insomma, “il secondo”, poi “Rete Due” e infine “Rai Due”, era una specie di tv pirata che ci ha fatto crescere, se il primo ci ha raccontato le favole per tenerci buoni da bambini, il secondo ci ha fatto sentire grandi anche se non lo eravamo ancora, se Rai Uno era una nonna, Rai Due era lo zio scapestrato che ci mostrava il mondo con un sigaro che penzolava dall’angolo della bocca, Rai Uno un bicchiere di latte, Rai Due il primo bicchiere di vino, Rai Uno la Carrà, Rai Due Renzo Arbore.
Oggi al secondo canale, a questo uomo di appena 48 anni, cui piaceva il cinema, la musica, i viaggi e le donne, che devo dire?
Tanti auguri, in tutti i sensi...

PS: il logo meraviglioso era disegnato da Piero Gratton come mi insegna Riccardo Grandi

martedì 3 novembre 2009

L'amica di Keith Emerson


Ieri 2 novembre, i morti, era il compleanno di Luchino Visconti, cui piacevano i crisantemi proprio perché gli ricordavano il periodo del suo compleanno e se ne circondava fregandosene del fatto che sono i fiori de “i morti” e invece sono bellissimi, andateli a comprare e se qualcuno vi dice “ma sono i fiori dei morti” gli rispondete con Visconti. Ma era pure il compleanno di Keith Emerson, il mio mito personale dopo averlo visto nella sigla pazzesca di Odeon (la regia era di Marcello Avallone), “Honky Tonk Train Blues”.
Ho cercato di conoscerlo in modo maldestro grazie allo stupido consiglio di Enrico Stinchelli. Allora: 1980, io ancora 17enne, sul Messaggero leggo che Emerson è a Roma per presentare la colonna sonora di “Inferno” di Dario Argento. Sta al Raphael, albergo divenuto in seguito famoso per altro, invece di precipitarmi e aspettarlo là davanti come si fa in questi casi, do retta a Stinchelli, che mi dice:
- Prendici un appuntamento per un'intervista e ci parli quanto ti pare, no?
Prendo mia madre, perfect english speaking, e la obbligo a chiamare Keith Emerson, con il sussiego degli anni 50 mia madre riesce a farselo passare e a prendere un appuntamento “certo, ma lei deve parlare con la mia ufficio stampa che senz’altro non le negherà un’intervista per questa rivista musicale per ragazzi...”
Ergo? Niente. Cosa avrei detto a una che avrebbe capito all’istante che non ero un giornalista ma un mitomane? Però mi rimane la cassetta BASF da 90 con la telefonata tra mia madre e Keith, vuoi mettere?
Keith Emerson, oggi 65enne, dal suo sito invitava, in questi giorni, alla proiezione proprio di “Inferno” dove lui ha presenziato insieme a un’attrice del film e c’informa che il biglietto costa 7 dollari e comicia a mezzanotte. Sta pure su Facebook (!) e ha 3143 fan ma solo in 6 gli fanno gli auguri, ai quali aggiungo ora i miei: tanti auguri Keith, non dimenticarmi! In fin dei conti hai parlato pure con mia madre!

lunedì 2 novembre 2009

This is it


“This is it” è un film sorprendente, nel senso che non è la sòla come ormai purtroppo era lecito aspettarsi. Le riprese erano nate come “archivio personale” di MJ, una specie di foto ricordo di quello che sarebbe stato il suo ultimo show. Quello che salta subito agli occhi è che Michael stava bene, dava ordini sempre seguiti da “God bless you”, ma sempre ordini erano:
- Dovete seguire il mio gesto, che Dio ti benedica, capito?
- Sì Michael, mi devi dire tu quando lo vuoi lo stop...
- Tu basta che mi guardi, che Dio ti benedica.
- Certo, tu mi devi dire l’atmosfera: il pezzo è tuo!
- Certo, io lo so, io l’ho scritto, io lo so, lo so io, lo so, che Dio ti benedica.
Invece Kenny Ortega, il regista e coautore insieme a MJ dello show, lo tratta come un pazzo, con pinze foderate di cachemire e guanti di velluto Visconti di Modrone anche solo per farlo salire sul braccio meccanico:
- Michael, grazie, solo se lo vuoi, grazie, è solo per la tua sicurezza, grazie, scusa, grazie Michael, è solo per te, grazie, e scusami se puoi...
I mezzi dello show sono pazzeschi: il braccio lungo 20 metri e che lo avrebbe sollevato durante “Beat It” per gironzolare sopra le teste di tutto il pubblico, FA PARTE del palcoscenico! Invisibile e perfettamente allineato al palco, si sarebbe alzato come un pitone dissimulato nella giungla.
Mentre seguiamo le note straordinarie del suo jukebox personale, ti viene effettivamente voglia di andare a Londra a vedere lo show, e solo subito dopo realizzi che è morto e quindi ti deve bastare il film (e il DVD che mi compro appena esce e il cd che mi scarico adesso da iTunes).
Sarà deformazione professionale ma vedendo il film ho pensato anche ad Al Bano e alla sua dichiarazione alla morte di MJ: “me sa che ‘sti soldi non li vedo più!”.
Ma la cosa più straziante non è Michael in discreta forma fisica che chiede a Kenny Ortega di fargli risparmiare la voce durante le prove:
- Kenny, ti prego, che Dio ti benedica.
- Michael, fai come vuoi, è tuo lo show, scusami ancora e grazie di nuovo.
No, la cosa più triste è vedere quei ballerini che, scremati in tutto il mondo e in lacrime alla sola notizia di poter ballare PER LUI la nuova versione di “Thriller” da proiettare alle spalle di MJ, si ritrovano ad assistere GRATIS alle sue prove di “Billie Jean”, fatta tutta di seguito, solo per loro: da paura! La consolazione, a loro insaputa, per ricevere un giorno questa telefonata:
- Allora ragazzi, il tour è annullato: Michael è morto.
- Come dici, scusa?
- Questo è tutto.
Che in inglese si dice “This is it”.