giovedì 15 settembre 2016

Una musica da eroi

Amico mio, c’è una domanda che voglio farti: cosa pensavi oggi, 30 anni fa, quando DOVEVI fare il militare (per altro nella tua città) e ogni volta che uscivi dalla caserma pensavi che stavi buttando il tuo tempo?
Avevi una macchina prestata da tuo padre che ti permetteva di correre a casa, dalla tua ragazza? Cos’era che ti faceva imbestialire in quel traffico delle sette di sera tornando a casa dopo il turno? So che facevi un gioco incredibile tra cambio, frizione e freno che solo perché era una Golf non si è sfondato tutto (o forse sì) e tu urlavi dall’abitacolo a chiunque non capiva le tue traiettorie (e come poteva) frenando all’improvviso, sgommando di rabbia per ribadire che tu ci avevi visto giusto, suonando il clacson per rimproverare la disattenzione altrui ai tuoi disegni delle magnifiche traiettorie che vedevi solo tu, solo per tornare il prima possibile a casa e fare una doccia, la tua doccia, per lavarti via tutta quella giornata uguale alle altre, e fare finta che nelle ultime 12 ore non fosse successo niente, e indossare una faccia presentabile a quella tua ragazza che ti aspettava con gli occhi ardenti e fare il maschio quando ti chiedeva come è andata oggi, rispondendole tutto ok, non è successo niente, quando invece avevi sofferto come un cane in mezzo a gente che non conoscevi, che con te non c’entrava niente e che non avresti mai più rivisto nella tua vita. Anche se con loro avevi passato il Natale, il Capodanno, la Pasqua e non con lei, e l’unico amico tuo era quel telefono a gettoni in fondo al corridoio del corpo di guardia che era diventato la tua casa per 12 ore al giorno (tu solo sai che quando la cassetta dei gettoni era piena il telefono non funzionava più ed eri riuscito ad avere il numero di casa di chi la svuotava per dirgli di venire il prima possibile, perché tutti voi lì dentro eravate isolati dal resto del mondo).
In quelle notti, quando tornavi infrangendo i limiti di velocità perché pensavi solo a lei, c’era una musica che ti accompagnava e che ti faceva sentire un eroe: era una musica triste, quella musica che si addice agli eroi, e ti faceva pensare che tutto quello che di penoso stavi passando non serviva a niente ed era solamente una perdita di tempo. Pensavi che nella tua vita non ci sarebbero mai più stati momenti così, ti sbagliavi perché poi, a ben vedere, nella tua vita questa musica e le sue suggestioni ti hanno sempre accompagnato, ma quei momenti hanno cambiato faccia, nome, sono diversi, e oggi si chiamano responsabilità. Tutte quelle che (forse anche giustamente) hai scansato sgommando per tornare in quella casa, per quella doccia, tra quelle braccia, ora ti sono di nuovo accanto, ora che hai trent’anni di più.
Il giorno del congedo, ti sei ritrovato da solo, dopo 365 giorni, davanti all’armadietto che aveva custodito il tuo costume di scena di un anno, la divisa l’hai regalata a quel caporale che sarebbe rimasto e la tua, insieme a tutto il resto del corredo, gli avrebbe fatto comodo. Tu non avevi gli strumenti per riflettere che stavi regalando un pezzo di te, perché quella divisa era tessuta di te e dei tuoi pensieri e chissà che qualcosa del tuo dolore e della rabbia non gli sia rimasta appiccicata addosso...
Ma cosa importa? Oggi, ti piaccia o no, non sei più quel ragazzo che combatte con una Golf nel traffico della tua città per non far tardi a casa ma un uomo che sa che gli ostacoli che evitava, oggi sono i suoi migliori amici. E quella musica da eroi glielo ricorda ogni volta che la sente.
Nell’iPod.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Adoro le immagini che sai evocare, così precise in poche righe. Mi fanno pensare alla vita trascorsa dei miei genitori, mi rendono nostalgica di un'epoca che non ho vissuto..e lo adoro!
Grazie