mercoledì 7 settembre 2016

Il re dei tavoli

In casa c’è un tavolo diverso da tutti gli altri tavoli. È il tavolo della cucina che non è un tavolo come gli altri.
Non è quello della tua stanza, dove provavi a fare le versioni in attesa della telefonata delle 19, quando il secondo della classe, non il primo, ti dettava la versione, “ma solo per controllare, eh?”. Era una telefonata veloce, al massimo venti minuti, perché poi alle 19.20 cominciava Happy Days.
Non è quello del salotto, il tavolo da pranzo, che nasce importante già di suo, ha sempre un centro tavola, un vaso di fiori, un oggetto prezioso, è un tavolo da domenica, e ha un nemico: il divano accanto dove fare la pennica dopo il terzo giro di Gran Premio.
Invece, il tavolo della cucina è un tavolo nudo, spoglio, pronto per accogliere tutto. È un tavolo “tabula rasa”, è il foglio bianco della tua vita. Si presta a  qualsiasi cosa, non solo ai preparativi del pranzo o della cena. Oltre al fatto che ci facevi i compiti già alle elementari aiutato da chi ci stava stirando i panni, quello era il tavolo dove hai giocato a tombola la sera di Natale, quando si andava a casa di nonna, in mezzo alle bucce dei mandarini, delle noci, ai bicchieri ormai appannati dall’unto del baccanale appena consumato.
È il tavolo da lavoro, dove puoi farci di tutto, spesso con l’attack, tanto se cade qualcosa: “che mi frega, è il tavolo della cucina...”
È un tavolo accogliente: a Elton John non pare vero di accomodarcisi da quando ha una famiglia, tornando a casa la sera.
Si può definire un tavolo davvero democratico, perché accetta tutti i tipi di discussioni, futili e importanti, anche perché è quello delle grandi decisioni, dei preventivi, dei documenti da leggere, sul quale puoi aprire le mappe (sì, quelle di carta, non quelle di Google) per decidere il viaggio della prossima estate, è il tavolo dei sogni, ma anche il tavolo delle ammissioni di colpa.
Senza dimenticare che questo tavolo si presta a tutto, anche alla seduzione: ce la ricordiamo tutti la scena de “Il postino sempre due volte” con Jack Nicholson e Jessica Lange che si rotolavano tra nuvole di farina, ringhi, e urla soffocate.
Quando devi fare qualcosa che lascia il segno, è a quel tavolo che devi pensare. George Clooney, potendo scegliere tutte le location possibili al mondo dove dichiararsi a quella che sarebbe poi diventata sua moglie, dove le ha fatto trovare l’anello? Sul tavolo della cucina!
Tra l’altro è il tavolo più pulito di casa, e ci tieni a tenerlo pulito, perché sporco è peggio di un letto sfatto, tanto da essere usato anche come tavolo operatorio per piccoli interventi chirurgici casalinghi (tipo alcool e cerotti).  
Personalmente è il tavolo dove tutto mi viene meglio, de se non ci metto il Mac è solo perché ho paura che si sporchi con i fumi unti della cucina appunto. Ma so che il giorno che lo facessi, mi verrebbe fuori il capolavoro che non sarò mai capace di scrivere...


PS: vuoi vedere che domani sposto il Mac?

5 commenti:

Stefano Magnanensi ha detto...

:)

Macsi ha detto...

Inutile dire che hai sempre ragione e una marcia in più nel nobilitare il quotidiano.

Cris g ha detto...

Verissimo..

Anonimo ha detto...

bravo ric, su quel tavolo ci si può fare anche il croccante, ma al prof Migliaccio é meglio non dirlo....

Anonimo ha detto...

e non è anche il tavolo dove la Befana ,scesa dalla cappa del camino, Ti lasciava i giocattoli il 6 gennaio ?