martedì 24 maggio 2011

These boots are made for walkin'


A Roma c’è un negozio a Via Carlo Felice, San Giovanni, che ha una piccola pista d’atletica all’interno. È lì che, ripreso da una telecamera a terra, puoi capire di avere svariati prognatismi alla caviglia, al ginocchio, ovunque, insomma tutto te stesso. E allora scatta l’acquisto della scarpa PERFETTA, su misura per te, quella che alla Nike o alla Asics hanno progettato pensando solo a te e ai tuoi difetti congeniti o acquisiti in una vita di posture sbagliate. Ma ecco che infilando quella scarpa succede un miracolo che non riesce ad avere una definizione, una che sia una: ma per quale motivo quando ti metti una scarpa da ginnastica nuova, succede qualcosa dentro di te che non ti fa sentire più quello di prima? È come sentire di colpo una canzone dei Beatles, è come rivedere la prima ragazza che ti è piaciuta veramente, apparire improvvisamente dietro l’angolo intatta nell’aspetto trent’anni dopo quel colpo di fulmine. È come rimettere al primo grado centigrado in più una lacoste a maniche corte dopo un gelido inverno. Insomma è come dare la prima pedalata sulla bici, quel misto di forza in divenire, quello sprint che ti batte nel cuore e che deve fare un giro lungo per arrivare ai quadricipiti femorali per spingere su quella pedivella in un urlo liberatorio: “DAI!”. Troppo enfasi? Provateci: un paio di scarpe da ginnastica hanno un fascino che altre scarpe, o meglio, altri oggetti non hanno, evocano qualcosa che in una sola parola potremmo definire “libertà”. Ovviamente per piccole cose: a volte ce le mettiamo apposta, per tigna, fuori contesto, magari in una riunione importante per far capire che qualsiasi decisione venisse presa noi potremmo non essere d’accordo, a giudicare da come sbatte quella suola di gomma sul pavimento in felpata moquette. E senz’altro una donna in tailleur d’ordinanza che ha il coraggio di andarci in ufficio per cambiarsele in ascensore in favore di un tacco 8, è una donna da tenere d’occhio. E certamente chi se le mette al matrimonio sotto il tight è un pazzo, ma se ci crede davvero, più avanti negli anni anche se non lo sappiamo ancora, potrebbe diventare il migliore amico della nostra vita: proprio quella sera che tutti gli altri sono staccati al cellulare, lui risponderà, casualmente, al secondo squillo. Regalarle poi... si fa sempre colpo con quella scatola. Anche e soprattutto al cospetto di altri regali più o meno formali, se arrivi con paio di scarpe da ginnastica, tutti gli altri ospiti faranno il retropensiero “domani me le compro pure io!” e chi le riceverà in regalo non guarderà più con piacere tutti il resto della paccotiglia ricevuta in regalo per quella festa di compleanno. Come diceva la povera Nancy Sinatra “questi stivali sono stati fatti per camminare”. In tutti i sensi, ci siamo capiti? Quindi domani ce le compriamo e via! Nuove partenze verso nuove mete: noi stessi. Buon viaggio!

4 commenti:

Betty ha detto...

il 17 agosto del 1970 ho ricevuto in regalo un paio di superga bianche ed ero così contenta che le ho indossate subito .... poi quando ho capito che servivano per andare a giocare a tennis l'entusiasmo si è spento... per il tennis (ero una frana)!!! Crescendo ho comprato tante scarpe da ginnastica perché mi prometto che andrò a camminare (non ci vado mai), ma la verità è che le compro perchè mi sento diversa .... più di buon umore ... chissà sarà il viaggio verso me stessa!!!!!

Ric ha detto...

Per le Superga bianche c'è un discorso a parte! Sono qualcosa che va oltre noi stessi e i nostri pensieri: sono razzi verso mete nascoste! Ne riparleremo...

Brunella ha detto...

Superga bianche : Madeleines per correre verso giorni lontani!
Buona domenica
Bru

Anonimo ha detto...

le donne in carriera con il tailleur e le scarpe da ginnastica e il tacco 8 in borsa si vedono solo a new york o nelle commedie americane degli anni '80 ;-)
Non potrei mai separarmi dalle mie all star anche se sono piene di macchie di colore e hanno parti di suola ormai lise, ma le scarpe che ho bramato di piu' e che ho indossato fiera in ogni occasione sono le Onitsuka Tiger Tai Chi di Kill Bill, quelle gialle e nere per intenderci. Mi sentivo davvero una guerriera anche senza katana o coltelli. Ora sono nella loro scatola, distrutte, se le ritrovassi credo che le ricomprerei subito. Shanti