martedì 22 febbraio 2011

Gianni e le donne


Ve lo dico subito che questo post è un inno. Succede così quando vuoi restituire un po’ di benessere che hai ricevuto durante un’ora e mezza al cinema. È quindi un inno al film appena tornato dal Festival di Berlino e che ha mostrato come un uomo, che ha scritto la sceneggiatura di un film come Gomorra, cerca di gestire i suoi rapporti con le donne e s’intitola appunto “Gianni e le donne”. Quando uscì quell’ormai mitico “Pranzo di Ferragosto”, speravo di vedere il prima possibile anche un “Pranzo di Natale” e magari anche un terzo “Pasqua con chi vuoi”. Sarebbe stato troppo facile per un produttore chiederli, e troppo facile per noi pubblico vederli. E quindi questo secondo episodio della vita di Gianni ci racconta una verità che hanno in comune tutti i maschi che abitano su questo pianeta Terra. È la storia di un uomo che, esauriti i compiti “istituzionali” e poi uscito dalla casa materna, può trovare solo altre donne, di tutte le età, a gestirlo e a mandarlo di qua e di là a fare commissioni, in una sorta di giro di monopoli passando ogni volta dal via con piccole cose da fare, da Vicolo Corto a Parco della Vittoria. Sono frammenti di una minutaglia, quella di tutti i giorni, che messa insieme restituisce l’interezza di una vita. Una vita nella quale la sera si cena ovviamente in trattoria, e se capita al ristorante, perché no? Magari in compagnia di due belle ragazze che per un’oretta ti fanno credere di voler passare il resto della serata con te e invece hanno già un altro appuntamento e quindi... “magari la prossima volta”. Oppure di una mezz’ora passata sul davanzale di una finestra con un “bianchetto” in mano, o meglio uno Chablis, a guardare chi passa di sotto, e la testa, per quella breve parentesi di tempo che le lasciamo, è libera di viaggiare altrove, in una prateria del pensiero che altrimenti non avrebbe trovato: sono talmente poche le decisioni che prendiamo che quelle piccole è proprio meglio godersele. Tutte le altre le devono prendere loro: le donne della nostra vita. Del resto già Gassman l’aveva detto: l’uomo non può essere altro che un uccello che canta su un albero, tutto il resto lo possono fare le donne. C’è un trucco però. Accettare questa verità con filosofia, che nel caso di Gianni, è questa eleganza stratosferica che lui mette nell’accettare la vita come viene, con un sorriso che dietro ha una frase sola: “e vabbè...” (sottotesto: che ci vuoi fare? È la vita!). La verità è che Gianni Di Gregorio ci piace da morire perché è educato, gentile, lo vorremmo avere a casa, vicino in ogni situazione a rischio, pronto a risolverla con un consiglio che manco tua nonna sarebbe in grado di dare. E soprattutto con stile: su un autobus Gianni incontra una donna e scendendo la guarda ancora un attimo per vedere se riusciva a “portarsi a casa il suo sorriso...”.
Serve altro?

2 commenti:

Paola Trimarco ha detto...

Si.....
Tanto altro.
Serve tutto quanto ci perdiamo mentre,indaffarati a distinguere i nostri compiti,i nostri meriti,i nostri averi e le nostre mancanze, ci ostiniamo ad ignorare che l'essere diversi gli uni dagli altri,intimamente,esteriormente,socialmente e quant'altro,fa sì che ognuno di noi possa completarsi ogni giorno un pò di più, semplicemente vivendo,o meglio, condividendo. Infondo, la perfezione è qualcosa che si raggiunge e, come tale, è davanti a noi,non possiamo sperare che ci prenda alle spalle o che ci sorprenda all'improvviso....tranne forse in quell'attimo in cui qualcuno ci regala un sorriso.

Anonimo ha detto...

....tranne forse in quell'attimo in cui qualcuno ci regala un sorriso....quell'attimo per cui viviamo tutta una vita....ma una vita non basta