martedì 6 novembre 2012

Skyfall

Tante cose di 50 anni fa sono ancora tra di noi e hanno scatenato degli sfrenamenti di cui pochi avrebbero potuto prevedere le conseguenze all’epoca: nel 1962 chi gliel’avrebbe detto a chi stava organizzando tutto “guarda che questa è un’idea che tra 50 anni ancora vince?” Fatto sta che Daniel Craig, l’attuale James Bond che ha ormai una certa confidenza con la produttrice Barbara Broccoli, resosi conto che magari una svecchiata gli andava data a questo personaggio, è andato da lei, e le ha detto: “Senti Barbara, hai due minuti? Bond mi piace e tu mi paghi bene. Adesso questo personaggio fa 50 anni, è nell’immaginario collettivo da due generazioni ormai, tuo padre è morto e quindi adesso ti dico come si fa il prossimo, ok?” - “Dimmi Daniel, che pensavi?” -“Allora lo facciamo vecchio e stanco, ha bevuto non so quanti kilolitri di vodka-martini, fumato non so quante stecche, fatto a botte che manco Cassius Clay, adesso s’è stufato, non gliela fa più e sta su una spiaggia a guardare il tramonto. Poi comincia la storia e va bè, gli attori sono io e gli altri li scegli tu. Però io chiamo come regista Sam Mendes” - “Ma chi? Quello di American Beauty, di Era mio padre, di Revolutionary Road? Ma che c’entra?” - “Appunto: niente, e quindi solo lui lo può fare Bond, perche a lui Bond fa schifo!”. Con questo ragionamento pazzo un uomo come Daniel Craig che deve la sua fortuna al fatto di non saper recitare nei film in cui lavora, riesce invece a convincere Sam Mendes a girare questo Bond in giro per il mondo ma soprattutto in Europa, a Londra e un pochino in Scozia, quindi comodo, la sera negli alberghi, il telefonino prende, cose così ecc ecc. Sam accetta ma a un’unica condizione: la musica la deve fare Thomas Newman, il suo compositore di fiducia. Craig prende la metro, del resto siamo a Londra, credo che fosse la “Circle Line” (quella gialla e verde per capirci, che insieme con la “District” non ci capisci niente) e torna da Barbara Broccoli che gli chiede “Ma chi? Quello di American Beauty, di Era mio padre, di Revolutionary Road? Ma che c’entra?” - “Appunto: niente, e quindi solo lui lo può fare Bond, perche a lui Bond fa schifo!” lei accetta ma pone un’ulteriore unica condizione “va bene tutto Daniel, però se le musiche le deve fare questo Thomas, la tromba la deve suonare sempre e solo Derek Watkins, ok? Non vorremmo certo far mancare la tromba che da 50 anni suona sempre nelle colonne sonore di James Bond, no?”. E allora questo progetto per il 50° compleanno di 007 finalmente prende piede. Grazie a tre persone che con Bond c’entravano tutto e niente. E noi possiamo finalmente vedere il più bel film sull’agente segreto più famoso del mondo grazie a una piccola differenza: non è un film di 007, ma un film “con” 007.
L’unico numero che può dire di sé: il mio nome è Bond, James Bond.

5 commenti:

max ha detto...

Non ho visto il film (in realtà nessun 007) ma mi hai convinto (te ma soprattutto Mendes).

Anonimo ha detto...

A little less conversations, a little more actions

Lorenzo Manzoni ha detto...

Bravo Riccardo! Recensione super! Questa sera vado a guardarlo... è la mia prima volta di uno 007 al cinema...

Sissi ha detto...

Il mio unico Bond, James Bond, resta Sean Connery...
insostituibile! Quindi, prendendo in prestito il commento che mi
precede, dico: "Bravo Riccardo! Recensione super!" tanto che
NON andrò al cinema a vedere il film ma a teatro a vedere te
non appena arriverai a Bologna!

Anonimo ha detto...

Il mio unico bond, james bond, rimane riccardo Rossi !