lunedì 3 ottobre 2011

Una casa vuota


Un mio amico indebitandosi fino a 70 anni, o forse 75, si è comprato casa. Oh, finalmente, forse un po’ in ritardo per essere un italiano, forse un po’ in ritardo per appartenere a una media borghesia che in qualche cascame ancora esiste, ma forse proprio per mettere un punto fermo nella sua vita (anche se non gli importa così tanto: fosse stato per lui si sarebbe comprato una barca, non è sposato e non ha figli) alla fine ha deciso di compiere questo acquisto così importante. Mi ha chiamato per vedere la casa prima di cominciare a fare i lavori. La casa era vuota, nuda e cruda, in buono stato, una tabula rasa dove mettere le mani per potersi costruire la tana a propria immagine e somiglianza. Si prova quell’eccitazione di avere in mano una tavolozza piena di colori e una tela bianca che aspetta solo di essere imbrattata, anche se per molti è un incubo (non escludo che, in un impeto di rabbia, Fontana si sia inventato quello squarcio e poi sappiamo come è andata a finire!). Le case vuote, liberate da poco, hanno sempre lo stesso aspetto portando addosso i segni di chi le ha abitate per anni. Chi ci entra vede sempre i loro fantasmi: un foglio di carta per terra, qualche libro abbandonato, la polvere negli angoli nascosti dai divani e ovviamente le ombre lasciate dai quadri. Si può capire tutto degli abitanti precedenti vedendo queste tracce: gusti, preferenze, abitudini, e quando la cucina viene lasciata, nei pensili rimangono avanzi di biscotti, una farina scadutissima, un pacchetto di cracker: sembrano quasi gli avanzi di una razzia. E come in una lastra a raggi X, in trasparenza e in negativo, vedi tutto. Intuisci la vita che ci è stata, le gioie, i dolori, le miserie umane che appartengono a tutti noi. Che paura! Ma è un attimo: bisogna pensare a noi, al futuro che ci aspetta in questa casa bella, da rinfrescare certamente: “bisogna cambiare gli infissi, bisogna rifare l’impianto elettrico, il riscaldamento, l’aria condizionata, ahò, ma quelli prima come facevano? Il mutuo già l’ho preso, adesso pure un prestito?!”.
Ma pensando alla tabula rasa, vorrei dare un consiglio al mio amico. NON CI METTERE NIENTE! Prima di trasferirti da quel residence che diventerà a sua volta un altro luogo dove fare i conti con se stessi per qualcun altro, fai una cernita di quei quattro stracci del tuo passato e porta solo il meglio nella tua nuova vita! Tu lavori, quando non lavori vai in barca, hai sempre abitato in affitto, hai poche cose, beato te, e così devi rimanere, come un San Francesco del 2011. Vestiti? Ma quanti ne avrai? Stai sempre in giacca e cravatta e nel tempo libero stai in costume: porta 7 vestiti e 10 costumi, 2 jeans e 10 magliette, porta solo le cose che usi e basta. I libri, solo quelli che hai letto e quei tre che avevi sul comodino. Porta la tua musica, tutta, ma soprattutto porta te stesso e quello che potrai diventare là dentro e che ancora non sai di essere, e ricordati quello che diceva mia Nonna: “la bara non ha tasche”. Ti saluto.

6 commenti:

Betty ha detto...

Ricordo il mio entusiasmo per la scelta dei colori delle pareti, dei mobili, del materasso, dell'ARMADIO.... ma che fatica ragazzi per tenere tutto in ordine.
Meno cose, meno fatica e più tempo per te.
Ciao

Anonimo ha detto...

Bellissimo!!!!! E VERISSIMO....... si potrebbe anche dire che dopo essersi indebitato forse fin oltre i 70 anni, sarebbe il caso di andarci a vivere subito, la cucina te l'hanno lasciata, la corrente elettrica c'è, anche l'acqua calda c'è, perchè allora indugiare..... hai anche tanti amici che ti aiuterebbero a "vivere" in modo diverso, anche se non sai cucinare è meglio che continuare a mangiare al ristorante e vivere in un residence. Forza amico..... basta poco!!

Fabrizio

stefania ha detto...

vai mike! in salotto ci metterei il kite
stefania

Alice ha detto...

bellissimo post!

BNC = Biancume ha detto...

Bel post al momento giusto
Siamo in fase di trasloco e un paio di frasi al posto giusto mi hanno ridato il giusto slancio
Grazie Riccardo
Grazie a Fiorello per avermi portato fin qui
ps. spero non ti dispiaccia se ho linkato questo post nel mio blog.

Anonimo ha detto...

Riccardo, se avessi postato questo testo prima del primo settembre mi avresti fatto evitare il trasloco di un buon 70% di oggetti inutili.

Ma grazie lo stesso.


Franciscu | Sardegna