lunedì 18 gennaio 2010

Triage: la scelta di un colore


In un pronto soccorso, di notte, come in una piccola Legoland, tutti i ruoli sono rispettati grazie all’aiuto di una divisa. In questo gioco di ruolo quelli un po’ “svantaggiati”, essendo gli unici a non averla, sono i “pazienti” che rimangono turisti in un paese dove non trovano nemmeno la stazione.
Prima cosa, appena arrivi, senti che non vorresti essere là, ma non appena qualcuno con la divisa (infermiere) ti fa una domanda e ti guarda negli occhi, improvvisamente realizzi che meno male che ci sei andato. Ti trovi già nel “triage”, nome bellissimo che ci proietta subito in Normandia, in bianco e nero, con un cappotto lungo, una gauloises in bocca, un cappellaccio e un’aria terribilmente sexy, ti danno il voto del tuo malore, riportandoti alla realtà: grazie a Dio siamo bianchi, al massimo verdi. L’attesa da qual momento è l’unica nostra amica: guardi e riguardi come è fatta la zampa di una sedia, il cellulare per fortuna non ti serve, (chi devi chiamare alle tre di notte per dirgli che sei un codice verde?) ma solo ad averlo tra le mani ti senti potentissimo. Ricomincia il gioco dei ruoli: barellieri che sfrecciano con sedie e barelle come spade laser di Guerre Stellari, infermiere che brandiscono flebo e tubi relativi come bolas, poliziotti che gestiscono tossici al risveglio “stai giù, stai bono, ‘ndo vai?”, madri che vorrebbero dare un’altra sberla al figlio che ha fatto a botte e invece gli danno una carezza, mogli apprensive che ripercorrono, al telefono con qualche parente, tutti i pranzi e le cene dell’ultima settimana per capire che cos’è che può aver fatto male al marito che sta di là con l’allergia.
Ti chiamano, il tuo codice da adesso è un nome: il tuo. Entri nella hall più assurda che abbia mai visto in vita tua. Sembra un nido di maternità, ma non ci sono i neonati: i letti sono lunghi due metri, tutta alti dal suolo, dentro i tuoi simili, tutti con flebo e macchine attaccate, nessun vagito, solo lamenti, chiacchiere e ronfamenti, in un concerto che manco Stravinsky. Attorno ai 20 letti, tutti stretti tra di loro, una sciame di infermieri, medici, chirurghi, internisti, tutti di turno, che passano da un paziente all’altro con la disinvoltura di Linda Evangelista, Claudia Schiffer ed Helen Christensen
in una sfilata anni 80. Adesso un medico, donna, ti guarda negli occhi e ti chiede cosa hai: vorresti piangere e dirle semplicemente “MI SALVI LA VITA! LA PREGO!”. Ma lei ha già capito tutto e con le colleghe, alcune VOLONTARIE, elabora dosi e somministrazioni registrandole al secondo
sulla tua cartella clinica. Quel che resta della notte passa guardando un soffitto e ascoltando il concerto di Stravinsky. Solo quando ti dimettono, quando ormai sta per albeggiare, ti rendi conto che fino a quando ci sarà una persona che ti dice “non ti preoccupare, domani passa”, sei l’uomo più felice del mondo.

PS: ovviamente quell’enorme porta aerei bianca con quella croce rossa al centro che Obama ha spedito ad Haiti, è secondo me la nave più bella che esista. Anche a Legoland.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

ric ma che me devo preoccupà???
Dani

cristina ha detto...

Tutto ok? Come stai? Nel caso, corna facendo, ti dovesse ricapitare...vai al S.Andrea...lì ci troverai me o altre mie colleghe volontarie Croce Rossa che sono al Pronto Soccorso proprio per tranquilizzare e aiutare i pazienti! Tanti baci Cri

Daniele ha detto...

Ricca' non ce fa scherzi eh? Ti prego tranquillizza tutti che stai bene!

X Cri, non voglio fare assolutemente il polemico.. ma per esperienza personale, entrando alle 2 del pomeriggio al Pronto Soccorso del S.Andrea con il colore bianco, come quello assegnato al "poro" Riccardo, ce se fa tranquillamente nottata..
:-)

Anonimo ha detto...

in realtà eravamo due Specializzande, altro che Volontarie! un abbraccio

f&l

Ric ha detto...

Ringrazio le Specializzande che sembrano volenterose volontariamente. Per il resto tutto ok e per quanto riguarda il Sant'Andrea sono d'accordo con Daniele: la voce che gira è quella!

cristina ha detto...

sull'attesa dei codici bianchi e verdi avete ragione...però, una volta entrati vi analizzano dalla testa ai piedi e, comunque, il fatto stesso di non essere un codice giallo o rosso, credetemi, è già una garanzia di cosa non grave...