mercoledì 8 febbraio 2012

La nevicata del 12

E quindi era 27 anni fa che a Roma venne giù un po’ di neve paragonabile a quella di questo weekend appena passato?Era quando al cinema c’era Ghostbusters, Amadeus e The Blues Brothers? Quando Elton John cantava Nikita? E quando in tv Arbore faceva “Quelli della notte”? Fatto sta che quella mattina arrivò una telefonata di un amico che lanciava l’idea di andare a fare un giro con la sua Mini 90 per vedere Roma con la neve, o meglio, più che Roma, l’unico posto fuori casa che conoscevamo bene come il nostro quartiere: scuola. Ci sentivamo fieri di possedere le catene in virtù di qualche gita al Terminillo, ci sentivamo eroi nel montarle sotto gli sguardi disinteressati delle nostre amiche al seguito, e tutto questo per andare davanti al cancello del liceo e fare una foto al lucchetto della catena che lo chiudeva, ricoperto di neve; una con l’autoscatto per testimoniare che tutti noi avevamo sfidato le intemperie su Ponte Flaminio, in modo da vedere Monte Mario sullo sfondo che somigliava a una qualunque pista blu della Val Gardena e un’altra ovviamente di fronte al getto ghiacciato di una fontanella del Villaggio Olimpico. Basta. E certo: perché si trattava di una macchina fotografica con un rullino di pellicola a colori all’interno che avremmo sviluppato solo dopo aver scattato tutte le 36 pose disponibili, quindi alla Pasqua successiva, quando quelle foto in soli quattro mesi si sarebbero trasformate da ricordi che erano nella preistoria personale di ognuno di noi. Oggi che invece quella nevicata ci sembra ieri vediamo tutto con altri occhi: se stiamo lavorando tiriamo giù qualsiasi moccolo per urlare “ma guarda che robba! Come faccio a torna’ a casa?”, ma non appena ci danno il via libera ci torna il sorriso: “Aho però è bello, ve’?” fino a quando non ci rendiamo conto che la macchina la dobbiamo lasciare sotto l’ufficio e si deve tornare a casa a piedi senza i moonboot. Solo in un secondo momento, magari con l’aiuto di un iPod che ci isola da tutto, anche dal silenzio delle strade, noteremo un giocattolo sbattuto sul muro dei palazzi da un bambino che già si annoia dei suoi genitori, le impronte delle scarpe dei romani, quasi tutte a papera, (non sembrava senza neve!), o le mani porcine di un uomo sul volante della sua macchina con il finestrino abbassato mentre sta finendo di fumare una sigaretta. Come a dire che sopra e sotto la neve alla fine c’è sempre Roma! E la prossima nevicata degna di tale nome? Le statistiche dicono che se non viene domani, sarà tra altri 35 anni. Paura? Chi la vedrà? Ma soprattutto chi la ricorderà?

9 commenti:

Lipodotata ha detto...

Quando ti leggo rimango incantata... E' un vero piacere, sul serio carissimo!!

Hippo ha detto...

Io mi ricordo delle discese sui sacchi neri dell'ama!!!

ermenegilda60 ha detto...

Quello che rattrista oggi e che fa l'enorme differenza con il passato,è l'interminabile scia di polemiche che accompagnano un evento che,in quanto straordinario,andrebbe preso con maggiore leggerezza.La poeticità e la suggestione degli scorci di una Roma appena imbiancata ,passano in secondo piano e vengono cancellati da una ridda di cicalecci inutili...Impariamo dagli adolescenti e dai bambini,perchè non siamo più capaci di farci incantare dalla magia dell'inverno!

Anonimo ha detto...

Sono appena tornata da via dei Platani, quartiere Centocelle,mezzo pubblico che arranca a fatica nel ghiaccio mai tolto,mentre sui marciapiedi solo oggi qualcuno armato di piccone cercava di fare il suo lavoro. Ventisette anni fa è stato un sogno che io ho vissuto, oggi un incubo anche perchè Roma non è Bratislava mentre lo scaricabarile è il nostro sport nazionale.

Ella ha detto...

ti voglio bene!!

silvia ha detto...

@ermenegilda60...sarà mica per via del fatto che "abbiamo" sempre più delegato l'alleggerimento al grande ego dei comici, invece che coltivarlo nelle nostre vite quotidiane?

Anonimo ha detto...

Beh..io non sono Romana, se non di adozione..e so che non è la stessa cosa dall'esserlo di nascita. Ma da questa città che a volte odio e dai suoi figli che spesso non comprendo ho avuto in regalo lo stupore.E molto altro. In questo bianco inatteso, nel disagio di molti e anche nel mio, ho visto occhi di bambini adulti sorpresi ed atterriti, slittini improvvisati, pale e vanghe di vicini anonimi solidali ed uniti. Ho sentito festa e sorrisi ed aiuto in un bianco di ghiaccio che poteva inorridire. Ho sentito tepore in questo freddo polare. Roma è anche questo. E lo sono i Romani.Al di là delle polemiche e dietrologie. Grazie

silvia ha detto...

p.s. ermenegilda60: oggi ci è stato regalato il passatempo della vicenda crozza (con tanto di servizio al telegiornale...mica pizza e fichi). a tal proposito ci tengo a specificare che con "alleggerimento nelle nostre vite quotidiane" non mi riferisco alla capacità di formulare battute, più o meno divertenti, in piazza o in rete

Anonimo ha detto...

Io vivo a Genova e dai noi la neve si vede almeno 1 volta durante l' inverno....ma anche 3 o 4 come nel 2008 che con la macchina nuova, 3 gg di vita, mi sono ritrovata in mezzo ad una tormenta in autostrada...Io adoro la neve, ho dei ricordi bellissimi di quando ero ragazzina, i miei amici di Via Montenero con gli sci si buttavano giù dalla discesa e noi che non avevamo gli sci stavamo a guardare ...sembrava di essere a Limone ! facevamo a palle di neve e ci arrendavamo solo quando eravamo bagnati fradici...che bei ricordi.
Anna.