lunedì 19 settembre 2011

Il primo giorno di scuola


Il primo giorno di scuola, o di quel che ne rimane, è la prima ineguagliabile “rottura” di qualcosa nell’animo umano. Qualcosa che si rompe definitivamente tra il cordone ombelicale (vero e psicologico) tra un bambino e il genitore che lo accompagna. All’asilo si era troppo imbecilli per capire che succedeva, il rotolino con la stella filante, tirarsi in faccia qualsiasi cosa, piangere sguaiatamente, insomma niente. No, alla prima elementare ci si va come si va in ufficio da grandi, come tuo padre, come tua madre. Si è trepidanti come quando ti fai un’iniezione per la prima volta, hai paura ma fino a quando non provi quell’ago malefico, non saprai mai se fa male veramente. Quella mattina, una volta era il primo ottobre e basta, l’aria a casa era diversa, tutti si alzavano un po’ prima, i vestiti da mettersi erano già pronti sulla sedia dalla sera precedente. Durante la colazione tua madre preparava un panino (pane burro e zucchero) da mettere nella cartella. Nella cartella c’era un corredo: un libro, un astuccio con le matite colorate (Giotto, l’odore straziante di quel legno ci perseguiterà tutta la vita), un barattolo di Coccoina, (altro odore capace di farci piangere oggi all’istante) e basta. Ed era tutto, sempre per la prima volta, di proprietà, la nostra, che non fosse un giocattolo. No, queste erano cose serie. Attenzione adesso, un’automobile esce di casa, dentro il cast è completo e il silenzio è assordante, rotto solo dall’entrata delle marce e dall’aumento dei giri del motore. Tutti all’interno sanno che sta per cominciare una cosa importante e le domande curiose del bambino non vengono soddisfatte dalle risposte vaghe dei genitori. Si arriva fuori da scuola, e solo per il fatto che c’è gente lì davanti, torna un po’ di allegria, tanto per vedere chi c’è. Qualche amico dei genitori, vicino di casa, con suo figlio attaccato come un panda all’albero, insomma gli sguardi s’incrociano tra facce già viste e volti completamente sconosciuti, tra i quali, gli unici sorridenti, quelli delle maestre che anche loro ricominciano oggi un quinquennio di vita con bambini di cui non sanno nulla e che alla fine dell’ultimo anno conosceranno meglio di chiunque altro, per sempre. Tutti raccolti nel cortile per capire in quale classe si deve andare inizia uno psicodramma: bambini che cercano con lo sguardo qualche amichetto dei giardinetti, bambine attaccate alle madri, maestre che guardano fogli di elenchi, genitori che si rassicurano della sezione, e un uomo che guarda la scena in attesa, come una specie di Caronte, di chiudere il cancello. In un attimo, senza un perché, le mani dei bambini allentano la presa da quelle molto più grandi dei genitori che improvvisamente si sentono abbandonati, il cancello si chiude, i bambini danno le spalle lasciando agli sguardi di chi li segue da dietro la visione delle cartelle colorate. Caronte chiude a chiave e davanti a lui ci sono solo persone che piangono.
La loro vita è finita. Comincia quella dei figli.

9 commenti:

Marisol88 ha detto...

Che parole...
Io ricordo ancora il mio primo giorno di scuola, quel banco con su una grande caramella che ne conteneva tante altre ed il sorriso della maestra Rita, che ricordo adesso ancora con tanto affetto e stima.

lizzy ha detto...

Mi è ripassato tutto davanti, chiarissimo, compreso il pesante cancello di ferro che si chiudeva tra me e la mia mamma. Che traumi ragazzi! Pensare che ancora oggi, quando entro in qualche cartoleria, mi perseguita l'odore delle matite Giotto, dei quaderni nuovi!

Mokita ha detto...

io ricordo l'aria fresca del mattino appena uscita da casa mia...avevo il cuore in gola..ero terrorizzata

Marzolina ha detto...

A me, il primo giorno, quella scuola era sembrata immensa. Davvero. Non vedevo la fine dei corridoi, le porte delle aule mi sembravano enormi, i banchi e le sedie troppo alti...
Ed ero convinta - nell'idiozia di quei 6 anni - che la mamma dovesse restare per tutte le lezioni. Invece mi sono voltata e in un attimo era sparita, con due falcate aveva raggiunto l'uscita mentre a me sembrava di aver fatto una maratona fino a lì.
Però non ho pianto. Ho fatto finta di niente e mi sono messa a disegnare sul banco in silenzio (abitudine che non mi sono scollata nemmeno al liceo, se è per questo).
Qualche giorno fa ci sono tornata in quella scuola elementare. E mi è sembrata stranamente piccola, ovviamente perché ero io che sono cresciuta.
In ogni caso per arrivare alla mia vecchia classe ci ho messo pochissimo. Sono bastate due falcate.

Maxilogan ha detto...

Complimenti, ti ho scoperto grazie ai tweet di sarofiorello ed ogni nuovo post mi piace sempre più :)

Anonimo ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=aie5DXYG360
prima B anno 1965, ed il prossimo primo ottobre ci ritroviamo con il maestro!

Brunella ha detto...

Post commovente e delicato.
Anch'io ricordo il profumo dell'astuccio con le matite Giotto.
E il grembiule con il fiocco?
Sì, il primo giorno di scuola è una prova iniziatica, però sarebbe se, nella vita, le successive fossero tutte così.
Brunella

memo ha detto...

...hai scritto l'anima di quel tragico distacco...specialmente per me che non avevo fatto neanche la scuola materna...mi hai commosso...grazie

fruttacandita ha detto...

oddio che ansia, meno male mio figlio ha ancora due anni di asilo da fare...