lunedì 7 marzo 2011

Re per una notte


Nel 1983 ci fu un weekend al cinema nel quale uscirono due film che trattavano entrambi di show business, più esattamente del “sogno” di questo mondo pazzo dello spettacolo: il primo narrava un modo per entrarci da professionisti facendo una scuola o qualcosa che assomigliasse ad “Amici” senza sapere ancora cosa fosse; l’altro narrava il metodo dei mitomani per avvicinare le star dello spettacolo credendo di poter sostenere la loro stessa vita, ma da parassiti. Uno era “Flashdance” firmato da Adrian Lyne, futuro regista di “Attrazione Fatale” e “9 settimane e 1/2”, l’altro era “Re per una notte” diretto da Martin Scorsese, già regista di capolavori del cinema americano. Tutti volevano illudersi, per un’ora e mezzo almeno, sull’eventuale loro vita futura stile american dream, impossibile da noi in Italia: studiare, duro magari, per diventare un giorno qualcuno nella danza. Un venerdì di settembre a 20 anni con i sogni da inseguire. Anche quello di rovinare l’uscita con gente conosciuta da poco con un film per pochi intenditori (bagno di sangue in tutto il mondo): è proprio quello che successe preferendo, o meglio imponendo, “Re per una notte” che comunque aveva dentro un tale Robert De Niro. Questo film, amato molto come tutti i figli disgraziati dal suo regista, aveva la caratteristica di scattare una fotografia non solo ai veri e propri mitomani che vivono con ansia il loro eventuale contatto con l’oggetto delle loro attenzioni, ma di ritrarre tutti noi che volenti o nolenti se incontriamo per strada qualcuno che riconosciamo ci comportiamo sempre come visitatori allo zoo comunale. Avete mai fatto caso? Non ci sembra vero e ci avviciniamo a questo come a un Sacro Graal chiedendo una foto “per il ragazzino”, come scusa, in realtà ci vergogniamo di far vedere che mondo di emozioni ha scatenato nel nostro inconscio: lui non lo sa, ma a noi sembra evidente, no? IO HO PIANTO! TU SEI UN MITO! IO HO RISO! TU SEI UN GRANDE! No, lui non lo sa e non lo vuole nemmeno sapere, sta solo facendo la spesa, come tutti noi che ci stiamo rivelando ai suoi occhi: dei poveracci che si perdono nel deliquio...
A Roma in questi giorni c’è stata Martha Argerich, la più grande pianista vivente che suona il III concerto di Prokofiev con la stessa tranquillità che noi utilizziamo per buttare la pasta. Esiste un disco di questo III e del Concerto in sol di Ravel dove lei e un giovanissimo Claudio Abbado appaiono in copertina sul pianoforte a parlarne: lui a braccia conserte, lei con una sigaretta in mano. Sono andato in mezzo a dei pazzi che le urlavano tutto il loro amore, mentre lei appena uscita dall’ennesimo trionfo, dopo averlo suonato davanti a 3000 persone chiedeva solo un bicchiere d’acqua e di fumarsi una sigaretta in terrazza. Li ho odiati, ma ero come loro: un pazzo mitomane. Con una sola differenza: loro avevano visto “Flashdance”, io “Re per una notte”. Basta?

10 commenti:

stefania ha detto...

bellissimoooooo!
bravo stefania

Nicola ha detto...

può bastare...

Anonimo ha detto...

credo anch'io.....

antonio ha detto...

sono d'accordo con ric

Sbaluba ha detto...

Commovente...

Anonimo ha detto...

Sono le scelte che compiamo, i nostri gusti a distinguerci e qualificarci, chi ascolta e ammira Marta Argerich esceglie "Re per una notte".....fa scelte ottime!
Grandioso il "carme" in onore dell'amatriciana su Cuochi e Fiamme,si avvertiva il piacere
della gola, sì, perchè non è solo un peccato!
Continua a regalarci le tue vivaci osservazioni, che sono il sale di quella cucina.
Thanks from Bru, Lazy black cat

Anonimo ha detto...
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Annarita Santagada ha detto...

C'ero anch'io tra i pazzi ammiratori della Argerich, martedì 1° marzo 2011 al Parco della Musica!
Rettifico: Martha chiedeva una coca cola e non un bicchier d'acqua!

Annarita Santagada ha detto...

Nè "Flashdance",né "Re per una notte".....come posso considerarmi allora?

Anonimo ha detto...

e per chi come me rimane sempre sotto shock?? non ho la forza di chiedere autografo ne foto... quando mi è capitato ho sempre cercato di rispettare la privacy del personaggio che avevo davanti, ma non sai dentro che sturm und drang... non è facile esternare le sensazioni che ti provoca una persona a te completamente sconosciuta, ma che con la sua musica, la sua arte o semplicemente le pagine di un blog , è così vicina al tuo modo di essere...