lunedì 13 dicembre 2010

Pensieri sotto l'albero


E siccome anche quest’anno è arrivata l’Immacolata, ecco che abbiamo compiuto nuovamente quel gesto che da bambini ci piaceva tanto e adesso è diventato uno strazio: l’albero! Ma non farlo porta male, diciamolo a voce alta: a Natale una casa senza l’albero è una tristezza infinita. E quindi abbiamo arraffato una scala, siamo saliti sul palchettone per tirare giù quei due pezzi di rayon verde smeraldo per montarlo in salotto, vicino a una finestra (così da fuori chi guarda dalla strada rosica che io ho fatto l’albero e tu no) piegandosi sulle ginocchia per salvaguardare l’ernia (L5-S1). Ma quando ci si ritrova con quei bracci di fil di ferro ricoperti di muschio finto a rifare quei gesti al contrario di appena un anno fa (era il 7 gennaio), si pensa all’utilità della cosa. Il pensiero vola via alle implicazioni annuali di ogni Natale: “i regali, oddìo, quello alla suocera: il caffè, come mai a un certo punto della vita alle suocere si regala il caffè? Forse nella speranza che ci rimangano su una tazzina, per colpa della pressione? Ma poi al funerale gli sguardi pesanti: -se non glielo regalavi, forse oggi era ancora qui-. I regali dei nipoti, non gli piace mai niente, come gli fai un giochino già ce l’hanno, per forza, lo scaricano da internet, allora gli regalo un computer, ma che so’ il padre? Ci pensasse il padre, no? I regali ai figli, secondo me un bell’assegno e vedi come sono contenti, ma è freddo, impersonale, quelli se lo sparano in vacanza a Sharm, ma adesso ci sono gli squali, allora un buono su iTunes, così si scarica un film e se lo vede, al limite un libro, che titolo? “Guerra e Pace”, ma se si deve ancora leggere “I ragazzi della Via Paal”. Che pizza... ma una volta com’era il Natale, il mio Natale da piccolo?”. Insomma sono questi i pensieri mentre rimonti quell’albero. Ma improvvisamente nel tuo ipotalamo si ode uno strano scricchiolio, una porta con un brutto chiavistello arrugginito si apre cigolando brutti presentimenti. Butti uno sguardo distratto ma incuriosito: chi c’è là dentro? È tuo padre, è giovane, parla sottovoce a tua madre, “Scct! Fai piano, se no ci sentono!”. Tua madre gli regge una scala e lui piano piano la sale per andare a prendere sul palchettone, un proiettore super 8, che guarda caso avevi chiesto in regalo proprio a Babbo Natale, e una bambola per tua sorella. Tu sei piccolo e ancora non lo sai, ma stai per diventare grande con un dolore e forse una fierezza che non avrai mai più nella tua vita. Attraverso il buco della serratura della tua camera da letto HAI VISTO TUTTO! Ti giri verso tua sorella e le dici: “Ma che, hai chiesto una bambola a Babbo Natale?”. E lei: “Sì, gli ho scritto la letterina!”. E tu, trionfante, starai per risponderle, proprio quando questo ricordo viene interrotto oggi, quarant’anni dopo, da tuo nipote che ti vede chino su quell’albero di plastica mentre piangi e ti sente urlare tra le lacrime una frase, questa: “Babbo Natale non esiste!”.

PS: la foto, come non accadeva da tempo, non c'entra niente...

1 commento:

Betty ha detto...

Ah! l'albero di Natale,
di solito lo faccio con entusiasmo perché mi mette allegria per via dei colori e delle luci, é come se fosse un periodo magico quello in cui rientri a casa e trovi il tuo albero tutto bello agghindato con qualche pallina di quando eri bambina e qualche pallina che hai comprato da grande, la riconosci perché anche lei sa che Babbo Natale non esiste ......
Quest'anno l'8 mattina sono andata in cantina a cercare l'albero, poi sono salita e l'ho appoggiato nell'ingresso pensando ... lo faccio dopo pranzo .... e ancora è lì, mi fa tristezza ammetterlo, ma è lì inchidato nella scatola nell'ingresso .... ora mi alzo e lo faccio, sai mai che Babbo Natale passa proprio quest'anno ....